Il perché Marco Chenevier definisca il proprio – anche provocatoriamente – come un “lavoro” (anziché come uno “spettacolo”) è presto rivelato: la danza è un intermezzo, annuncia più volte colui che è incaricato di enunciare le regole a cui i danzatori e la comunità di spettatori dovranno attenersi durante la performance. Le indicazioni date partono dal principio per cui qualsiasi spettatore può intervenire, bloccando la danza, o agendo direttamente all’interno dell’azione scenica. Se l’ironica intenzione dovrebbe nascere dal desiderio di interrompere un’eventuale “noia della visione”, la promessa di un compenso in denaro sembra essere il motore reale che ha spinto a partecipare senza alcuna esitazione.
Quello che a un primo livello si propone come un intrattenimento interattivo (in cui si può perfino guadagnare), contiene però in sé – grazie al codice dell’auto-ironia – diversi stimoli di riflessione: quale valore, innanzitutto economico, attribuire all’arte fruita e, su un altro versante, quanto si è pronti a sacrificare dell’altro per il proprio vantaggio? Dunque, in base al dispositivo che spinge o meno all’interazione, come si sceglie di comportarsi? Ma soprattutto, quanto si è consapevoli delle proprie azioni di fronte a una comunità? Se la “vittima” rimane in silenzio, quanto tempo deve passare prima che qualcuno si prenda la responsabilità di intervenire? Che cosa accade quando restiamo impassibili di fronte alla violenza? E i nostri valori sono così fragili da essere influenzati da quello che fa la maggioranza? E, ancora, sono così fragili da essere condizionati, ancor di più, da un incentivo in denaro?
Che cos’è l’errore? Perché vincere è diventato il solo e unico obiettivo? La competizione è davvero l’unica strada da percorrere? Sono – queste – alcune delle domande da cui prende avvio l’edizione di Playtime legata alla performance Bello!, realizzata da Cordata For contaminando il linguaggio teatrale con quello del circo contemporaneo.
Bello! interroga la relatività del concetto di bellezza e l’universalità del bisogno di giudizio. Acrobati e attori infrangono le convenzioni fisiche e mentali sul tema, oltrepassando gli stereotipi in un movimento scenico collettivo e continuo. A partire da un’estetica “obbligata”, prescritta dall’esterno, la riflessione proposta alle classi delle scuole superiori coinvolte (l’I.I.S. Denina Pellico Rivoira di Saluzzo, il Liceo Edmondo De Amicis di Cuneo e il Liceo Juvarra di Venaria Reale) viene estesa anche al coefficiente di performatività imposto dalla società odierna e dunque agli spazi concessi per sbagliare a un giovane nel pieno della costruzione della propria identità.
La tournée piemontese dello spettacolo Every Brilliant Thing (le cose per cui vale la pena vivere) – tratto dal testo dello scrittore britannico Duncan Macmillan e co-diretto da Fabrizio Arcuri, con protagonista Filippo Nigro – è occasione per la prima edizione di Playtime sul tema della depressione.
Il dispositivo ha tra i propri obiettivi l’avvicinamento delle scuole superiori alla fruizione di spettacoli teatrali attraverso un approccio di approfondimento tematico e di sensibilizzazione laboratoriale. Le classi vengono infatti avvicinate all’urgenze del tema della depressione, condizione che – complici i numerosi mutamenti socio-sanitari in atto – colpisce in misura crescente un target sempre più giovane e inconsapevole. Il programma ambisce così a fornire informazioni scientifiche utili a distinguere le condizioni di disagio e patologia, agendo sullo stigma legato al disturbo mentale e fornendo alla nuove generazioni elementi utili alla sua prevenzione. Il percorso si completa con un momento di condivisione pubblica, che precede o segue la messinscena dello spettacolo sui palcoscenici del Circuito.
Playtime_Esercizi per un futuro possibile è un’occasione per i giovani di “mettersi in gioco” attraverso linguaggi artistici e performativi capaci di stimolare nuove prospettive e approfondimenti tematici. Proprio con l’ausilio di uno spettacolo programmato sui palcoscenici del Circuito Regionale Multidisciplinare (realizzato da qualificate compagnie italiane o internazionali), viene avviato un percorso di approfondimento tematico, affrontando questioni vicine alle giovani generazioni e al mondo dell’adolescenza, che si chiude poi con il momento collettivo del rito teatrale (la visione dello spettacolo è sempre in serale, insieme al pubblico tradizionale di abbonati e non) e può esplicitarsi anche in un momento di condivisione pubblica, messa in atto dagli studenti stessi, in base alla propria vocazione, che precede o segue la messinscena.
Giunto alla sua terza edizione nel 2025, il laboratorio si articola in 6 incontri, presso la sede di ciascun istituto: tre incontri in classe con le classi; un incontro con la compagnia; la visione dello spettacolo; e infine, un appuntamento post-visione per raccogliere feedback e commenti. Durante gli incontri, tramite giochi, improvvisazioni e attività diversificate, viene indagato il tema che lo spettacolo, di stagione in stagione, offre come argomento di discussione e analisi.
Playtime, giunto alla sua terza edizione, si propone di coinvolgere un numero crescente di istituti scolastici e studenti, di consolidare l’abitudine alla fruizione teatrale come parte integrante della formazione e favorire l’interazione tra i giovani e gli artisti contribuendo a creare una comunità più consapevole e sensibile ai linguaggi artistici. Playtime diventa così – come recita il sottotitolo – “un esercizio per un futuro possibile” dove il dialogo tra teatro e scuola si traduce in un percorso di crescita collettiva.